domenica 31 agosto 2008

LA RUSSIA POTREBBE FORNIRE MISSILI ALL'IRAN..

Daily Telegraph: la Russia potrebbe fornire missili all'Iran
(nella foto,il leader iraniano Mahmud Ahmadinejad )
L'intelligence Usa, secondo quanto scrive oggi il Daily Telegraph, teme che il Cremlino possa fornire all'Iran il sofisticato sistema missilistico S-300, una mossa da leggere nel rinnovato clima di guerra fredda all'ombra della crisi caucasica.
Il sistema missilistico potrebbe consentire all'Iran di rafforzare in modo molto significativo le sue difese e rendere particolarmente complesso ad esempio il tentativo di attaccare i siti nucleari iraniani da parte degli Usa o di Israele. I missili s-300 hanno varie caratteristiche, dalla capacita' di 'tracciare' oltre 100 obbiettivi diversi alla volta alla possibilita' di colpire aerei o missili nemici a oltre 75 miglia di distanza.
Il Telegraph ha chiesto anche un commento sul possibile accordo Mosca-Tehera a George Friedman, direttore della Straffor, una delle principali agenzie di intelligence private statunitensi."la situazione e' chiara - spiega - se si sosterra' l'ingresso di Georgia e Ucraina nella Nato vedremo immediatamente il sistema S-300 in Iran. Si tratta di un potentissimo strumento negoziale edi un grosso deterrente alle azioni Usa nella regione. Mosca sta giocando con estrema abilita' strategica con l'ossessione americana per l'Iran".

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Fonte:Rainews24

LA FESTA DEI VENETI


L'ONOR PERDUTO IN LUCANIA

Lettera di Nicola Piccenna* al Csm – 29 agosto 2008
Ecc.mi membri del Consiglio Superiore della Magistratura,avendo potuto accedere agli atti dell'inchiesta "Toghe Lucane", ho avuto modo di constatare come le numerose istanze di giustizia e segnalazioni di gravi abusi, anomalie e incompatibilità ascrivibili a magistrati del distretto giudiziario... di Matera siano state da Codesto Spettabile Consiglio ampiamente mortificate, oserei dire disprezzate e vilipese. Codesto Consiglio, unitamente ai massimi organismi preposti all'amministrazione, alla gestione ed alla vigilanza sulla magistratura italiana, nulla ha inteso porre in essere per accertare quanto di grave (gravissimo) veniva segnalato e persino denunciato.Il paradosso, perché tale può essere pacificamente definito, è che le Vostre Eccellenze, come massimo interessamento, chiedevano informazioni proprio alle Procure ed ai Magistrati indicati quali responsabili delle violazioni supposte e segnalate.
Ben diverso, come ben sapete, è stato l'atteggiamento giacobino e vergognosamente illiberale riservato al Dr. Luigi De Magistris (nella foto,ndblog) per cui Codesto Consiglio si è reso protagonista di una delle pagine più nere nell'amministrazione della giustizia in Italia.Tanto si può affermare, nonostante l'estrema gravità, senza tema di smentite o reazioni, essendo ormai accertato in sede giudiziaria (Proc. Salerno) che la delegittimazione del coraggioso magistrato catanzarese obbediva ad un piano delittuoso posto in essere dal nobilato politico-giudiziario (altrimenti detto "casta") che opprime l'Italia credendola terreno di privata proprietà.
Allego al presente messaggio di posta elettronica, l'ultimo numero del settimanale "Il Resto" (nella sezione “Focus” pubblichiamo due pezzi tratti dal settimanale ndr ) di cui mi onoro essere capo-redattore.
Leggerete quali e quanti reati vengono contestati ai magistrati in servizio in Lucania.
Vi sembra possibile che non si valuti almeno l'ipotesi di un loro trasferimento ad altra sede?
Sappiano, le Vostre Eccellenze, che continuano le indagini a carico dei componenti la direzione e la redazione del nostro giornale (e con noi a carico di Pasquale Zacheo, Carlo Vulpio, Gianloreto Carbone).
Siamo indagati per associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa ed io personalmente per violenza privata. Vi saremmo grati se, in un momento di riscossa del senso di giustizia che certamente alberga anche in Voi, come in tutti gli uomini, Vi adoperaste affinchè potessimo rispondere di queste accuse davanti al giudice terzo come si conviene in un Paese civile.
La diffamazione sarebbe avvenuta nel settembre 2006, bastano due anni per concludere le indagini preliminari su un reato che tecnicamente (ci siegano gli avvocati) si dice "istantaneo"?
Bastano 16 mesi di intercettazioni telefoniche sulle utenze dei giornalisti?
Coraggio, Ecc.mi Consiglieri, fate quello per cui lo Stato Italiano Vi paga lautamente; dimostrate di avere quella autonomia costituzionalmente garantita che, diversamente, a breve Vi verrà sottratta definitivamente. Se non l'onore, ormai perduto, sia almeno l'amor proprio a consigliarVi.
La Vostra maggiore responsabilità, sono convinto ne siate coscienti, è quella di difendere l'autonomia della magistratura.
Quella stessa autonomia che avete messo in forte pericolo asservendo la Vostra alta funzione agli interessi specifici di qualche signorotto della "casta" dominante e, forse, incominciate a rendervi conto che non si può essere servi a metà.Attendendo fattive azioni e concrete determinazioni, porgo i miei Deferenti Ossequi alle istituzioni repubblicane che rappresentate.
Nicola Piccenna
* caporedattore de Il Resto

AVANTI CUORE ROSSAZZURRO!!!

Catania, riecco Mascara
I rossazzurri cominciano bene il nuovo campionato di A battendo per 1-0 il Genoa al Massimino. Risolve l'attaccante etneo con un gol nella ripresa. Gara con poche emozioni e condizionata dal caldo
Otto mesi dopo, riecco Giuseppe Mascara. L'attaccante rossazzurro, a digiuno di reti in campionato dallo scorso dicembre, sceglie l'esordio stagionale in A per tornare nel tabellino dei marcatori e firmare l'1-0 del Catania al Genoa. Un tocco sotto porta che vale il gol dell'ex, ma soprattutto rappresenta il guizzo che permette alla formazione di Zenga di festeggiare il debutto con una vittoria.In una gara con rare emozioni, tra due squadre ancora imballate e poco fluide nella manovra, Catania e Genoa costruiscono poco e sbagliano molto, ma i rossazzurri riescono a correggersi in corso d'opera passando nella ripresa a un più equilibrato 4-3-3 che dà agli etnei una migliore quadratura in campo e basta a contenere un Genoa a corto di idee in fase offensiva.Zenga punta su Dica e opta in partenza per il 4-2-3-1 con il romeno sulla trequarti accanto a Martinez e Mascara e il duo Ledesma-Biagianti a proteggere la difesa. Gasperini lascia in panchina Mesto e Palladino dando spazio a Biava in difesa e Sculli in avanti.Il caldo è elevato, la partita fatica a decollare. Una punizione di Dica neutralizzata in tuffo da Rubinho è illusoria. Il Catania protesta per un gol annullato a Silvestri (testa su angolo di Mascara) per un fallo su Rubinho e poi si arena, faticando a trovare il cambio di marcia e i necessari sbocchi sulle fasce, presidiate da Modesto e Rossi.Le occasioni da gol latitano, il Genoa viene fuori prima dell'intervallo e finisce in crescendo: Gasbarroni impegna Bizzarri con un sinistro dal limite, poco dopo Olivera calcia alto dai diciotto metri. Un rasoterra di Olivera, propiziato da uno svarione di Silvestre e deviato in angolo da Bizzarri, apre la ripresa.Dopo un rigore reclamato da Paolucci, caduto in area in un contrasto con Biava, Zenga cambia modulo passando al 4-3-3 con Tedesco in mediana al posto di Dica, ancora in ritardo di condizione. Passa un minuto e il Catania va a segno: Ledesma attiva Martinez, il cui traversone basso dalla destra viene raccolto da Mascara e spedito in fondo al sacco. Gasperini, che ha già rimpiazzato Gasbarroni con Palladino, mette in campo forze fresche: Di Gennaro rimpiazza Sculli cercando subito due volte la porta di Bizzarri, ma a vuoto.I liguri spingono, gli etnei agiscono di rimessa e al 36' Paolucci impegna Rubinho in una parata a terra in due tempi. Gli ospiti avrebbero ancora il tempo di cercare il pareggio, ma in avanti non sfondano mai finendo con il rimpiangere sin dal debutto il Borriello dello scorso anno.CATANIA-GENOA 1-0 Catania (4-2-3-1): Bizzarri 6, Silvestri 6, Silvestre 6, Stovini 6, Alvarez 6, Ledesma 6, Biagianti 6.5, Martinez 6 (39' st Antenucci sv), Dica 5 (15' st Tedesco 6), Mascara 6.5 (43' st Terlizzi sv), Paolucci 6. (12 Kosicky, 2 Sardo, 15 Morimoto, 16 Plasmati). All. Zenga 6.Genoa (3-4-3): Rubinho 6, Biava 6, Ferrari 6, Criscito 6, Rossi 6.5, Vanden Borre 5.5 (31' st Mesto 6), Juric 5.5, Modesto 6, Sculli 5 (21' st Di Gennaro 6), Olivera 5.5, Gasbarroni 6 (15' st Palladino 5.5). (73 Scarpi, 9 Figueroa, 15 Papastathopoulos, 26 Bocchetti). All. Gasperini 5.5.Arbitro: Girardi di San Donà di Piave 6.Reti: nel st 15' Mascara.Note: Angoli 7-3 per il Genoa. Recupero 2' e 5'. Ammoniti Biava, Silvestre, Stovini, Paolucci, Rossi e Olivera per gioco scorretto, Mascara per comportamento non regolamentare.Spettatori: 17.000
31/08/2008
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MEDVEDEV:AIUTO MILITARE A ABKHAZIA E OSSEZIA DEL SUD

Medvedev,nella foto, ha annunciato,attravesro i maggiori canali televisivi russi, che la Russia fornirà appoggio militare all'Ossezia del Sud e all'Abkhazia, le due repubbliche secessioniste della Georgia delle quali Mosca ha riconosciuto l'indipendenza:"Noi li aiuteremo...In questi accordi internazionali verranno specificati tutti i nostri impegni per la fornitura di aiuto economico, sociale, umanitario, militare". "TRADUZIONE:l'ottusità dell'Occidente è riuscita a dare alla Russia "carta bianca" nell'area caucasica.

Ciò di cui hanno bisogno i movimenti patriottici nell'Italia del 2000 è la consapevolezza della storia, delle tradizioni...

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L'Ingegnere Volante ha lasciato un nuovo commento sul tuo post INTERVISTA AD "UN ORGOGLIOSO PATRIOTA DELLA ROMAGNA
: Grande equilibrio, forza morale, valori tradizionali. Ne condivido sicuramente l'idealità, la vena artistica, l'amore per la storia, per la propria terra e per le sue secolari tradizioni.Ho amato il suo rapporto con la fede, in perfetta simbiosi con quello verso la propria terra: fede e terra entambe viste come appartenenza e gratitudine verso tutto ciò che ha ricevuto... condivido in pieno, da patriota Siciliano!Mi è anche molto piaciuta la sua idea di rapporto con la Chiesa: è mia Madre ma non condivido la malattia dell'istituzione.Infine ho adorato questo passaggio: "Quando i romagnoli supereranno il tabù che hanno nei confronti della fede, ritroveranno anche il sentimento della patria, e rifaranno la pace con la propria storia." E poi: "Non nasciamo con il ´45 e la lotta partigiana come recita il recente statuto della nostra regione, artificiale e strumentalmente politico; la nostra storia è ben più antica, come la nostra etnia, come la nostra cultura."Qui si esprime con semplici quanto incisive parole il contesto culturale contemporaneo, figlio di due secoli di tabù anti-cristiani iniziati durante la Rivoluzione francese e attuatisi in Italia prima con Napoleone e poi con il Risorgimento.Ciò di cui hanno bisogno i movimenti patriottici nell'Italia del 2000 è la consapevolezza della storia, delle tradizioni, e quindi anche del rapporto con la fede, delle generazioni che ci hanno preceduto. E' questo un passaggio obbligato se ci si vuole veramente emancipare dalla mentalità dominante - diretta erede delle idee risorgimentali - che ha cercato in tutti i modi di tagliare le radici dei popoli italiani al fine di trasformarne l'essenza e il carattere più profondo, fine al punto di negerne la storia per sostituirla con barzellette tipo quella che l'Emilia-Romagna nasce nel '45 con la lotta partigiana (sic!).Per concludere, al contrario di Roman H. Clarke, sono invece pienamente d'accordo sulla degenerazione ateo-marxista che unita a quella consumistica hanno portato a quella mentalità libertina per cui la Romagna è tristemente nota. Un grande neo su una terra splendida!

sabato 30 agosto 2008

LA FOLLIA DI SAAKASHVILLI

La reazione assolutamente maggioritaria in America e in Europa alla risposta russa all'attacco georgiano contro le “forze di pacificazione” russe in Ossetia del Sud è stata che la Russia ha mostrato troppo i suoi muscoli. Dovrebbe ora essere isolata o punita per un “eccesso di reazione” dopo un attacco contro i suoi soldati.
Una tale risposta evita di riconoscere che il presidente Mikhail Saakashvili di Georgia ha inferto una vero colpo agli Stati Uniti e alla Nato, così pure come alla stessa Georgia, che, per un periodo di tempo imprevedibile sarà una nazionae a sovranità limitata, e costituirà un enorme imbarazzo per i suoi alleati occidentali.
La Georgia avrà ora truppe russe stazionanti indefinitamente sul suo territorio per proteggere l'Ossetia del Sud e l'Abkhazia – da ora in avanti da considerarsi come entità autoproclamatesi indipendenti ma sotto protezione russa o, eventualmente annesse dalla Russia su loro stessa richiesta. I russi, a questo punto, preferiscono una autoproclamazione di indipendenza perchè – come a loro piace sottolineare – seguirebbe in al modo il precedente dell'autoproclamazione di indipendenza del Kosovo dalla Serbia, nel febbraio di quest'anno, patrocinato dagli Stati Uniti.
La crisi ha rappresentato un punto di svolta nelle relazioni internazionali perchè dimostra che gli Stati Uniti non difenderanno la Georgia nonostante l'impressione che Washington - dopo avere istruito le truppe georgiane e avere esplicitato che il governo di Saakashvili era sotto la sua protezione, - fosse in qualche modo implicata nell'attacco contro l'Ossetia del Sud e sui soldati russi che erano colà stanziati, legalmente, come “peacekeepers”.
Quesi soldati russi sono stati là per 16 anni in base a un accordo internazionale che aveva fatto seguito al primo tentativo georgiano di “ricuperare” le storicamente e linguisticamente distinte Ossetia del Sud e Abkhazia, e che erano state protettorati autonomi o regioni russe dal 1810.
Ora il vice-presidente Dick Cheney si appresta a visitare la Georgia la prossima settimana, dopo due visite in Azerbajgian e Ucraina – che indubbiamente hanno bisogno di qualche conforto dopo questo dispiegamento di furia russa e di “”moderazione diplomatica” americana (leggi assenza di alternative razionali). I vascelli navali americani sono ora nel Mar Nero e uno di essi, un cacciatorpediniere, ha portato un po' di forniture umanitarie nel porto meridionale georgiano di Poti.
I russi hanno oscuramente dichiarato il loro sospetto che le navi americane stessero trasportando armi in Georgia. E sebbene i russi abbiano estirpato tutto ciò che era rimasto dei nuovi equipaggiamenti militari americani e tutte le installazioni recentemente donate alla Georgia, è improbabile che Saakashvili voglia ricominciare di nuovo la guerra (almeno nell'immediato, a meno che Cheney si appresti a portare con sé la 82-esima divisione aviotrasportata e la Sesta Flotta. Cosa, che, evidentemente sembra che Saakashvili si aspettasse di ricevere la notte in cui la sua invasione si è trasformata in una disfatta.
“Dov'è l'America?” ha detto, “dov'è il Mondo Libero?”

Da allora egli ha ricevuto rassicurazioni dal candidato presidenziale John McCaine e dal compagno di corsa di Barack Obama, Joe Biden, entrambi ammiratori appassionati del malcapitato liberatore georgiano.
Tutto ciò è stato una inane e stupida faccenda, eccetto che per gli sfortunati che sono stati uccisi o feriti, che hanno perduto le loro case, o che sono stati etnicamente espulsi da una delle parti nel corso degli ultimi giorni e ora piangono il loro stato di rifugiati. Gli Stati Uniti hanno lasciato Saakashvili e i georgiani come sospesi in aria dopo avere raccontato loro che sarebbero divenuti parte della Nato e avrebbero contribuito a spargere la libertà nel Caucaso.
L'Ucraina e i paesi baltici hanno ricevuto la lezione che le grandi potenze non vanno in guerra contro altre potenze pesantemente armate per risolvere antiche dispute settarie o rivalità linguistiche in paesi clienti, anche se questi sono potenziali nuovi membri della Nato.
La Polonia e la Repubblica Ceca hanno ritenuto prudente soddisfare le ossessioni di Washington e dei suoi produttori di armi costruendo un sistema di difesa antimissile contro un Iran che commettesse un suicidio. Ora scoprono che Mosca è furiosa del fatto che essi si sono fidati sulla parola degli Stati Uniti, ma su un pasticcio che a quanto pare i politici di Washington hanno messo in piedi per titillare gli elettori e per fare soldi.
Israele ora si trova con la Siria che parla con i fornitori moscoviti di armi. La cooperazione russa con gli USA su varie materie, - Iran, Hamas, Hezbollah, il contro-terrorismo e le forniture di petrolio e di gas all'Europa – è possibile che stia per finire.
Perchè?
Perchè un certo numero di politici delle Amministrazioni Clinton e Bush II, e nel Pentagono, hanno deciso che avrebbe potuto essere una dimostrazione gratuita del potere americano di estendere la legge della Nato fino davanti alla porta d'ingresso della Russia.
di William Pfaff.
(tradotto da "International Herald Tribune "del 29 agosto 2008)

venerdì 29 agosto 2008

Karadzic: non si dichiara ne' colpevole ne' innocente






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L'AJA (OLANDA) - L'ex leader serbo bosniaco Radovan Karadzic non si è dichiarato né colpevole né innocente, scegliendo di non rispondere alla domanda dei giudici del Tribunale penale internazionale dell'Aja (Tpi).
Il presidente della corte del Tpi, il giudice scozzese Iain Bonomy, ha introdotto una dichiarazione di ''non colpevolezza'' per l'imputato, cosi' come previsto dalla procedura, dopo avere chiesto a Karadzic se intendesse non dichiararsi per tutti i capi di imputazione. ''Assolutamente'', e' stata la risposta dell'ex leader serbo bosniaco, in piedi davanti ai giudici. A quel punto, il giudice ha sospeso la lettura dei capi di imputazione e ha proceduto alla dichiarazione a nome dell'imputato.
Il Tpi contesta a Karadzic i reati di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanita' per fatti compiuti durante la guerra di Bosnia (1992-95).
Tra questi, il massacro dell'enclave musulmana di Srebrenica e il sanguinoso assedio di Sarajevo.
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le foto sono state aggiunte da questo blog







La Georgia rompe le relazioni diplomatiche con la Russia

Dopo il voto del parlamento georgiano sulla rottura di ogni relazione diplomatica, anche il governo giorgiano,attraverso il Ministro degli Esteri ha ufficialmente rotto le relazioni diplomatiche con Mosca,richiamato gli ambasciatori dalla Russia. Inoltre,il governo di Tbilisi, chiede l'apertura di un'inchiesta internazionale sugli eventi che hanno portato al conflitto. Intanto,Russia e Ossezia del Sud firmeranno il 2 settembre un accordo per la creazione di basi militari russe sul territorio della repubblica secessionista georgiana.
Orazio Vasta

ONORE A LIBERO GRASSI! NO ALLA MAFIA!

NELLA RICORRENZADEL 17° ANNIVERSARIO DEL SACRIFICIO,L'FNS RICORDA LIBERO GRASSI... COME EMBLEMA DELLA SICILIA PRODUTTIVA ED ONESTA CHE DICE "NO" ALLA MAFIA.
Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu, nella ricorrenza del 17° Anniversario del barbaro assassinio, ricordano la nobile figura di LIBERO GRASSI, assassinato perchè aveva resistito con coraggio - (e denunziando il crimine) - alla richiesta estortiva del RACKET MAFIOSO.

L'FNS si permette, tuttavia, di fare rilevare che l'esempio di Libero GRASSI, che pure rappresenta l'eroismo della Sicilia produttiva ed onesta, non ha ancora ricevuto i riconoscimenti pubblici che merita.
Ad iniziare - ad esempio - dall'impianto di una grande lapide sul luogo dell'infame delitto - (da realizzare anche a costo di ricorrere ad una legge speciale che imponga modifiche parziali al prospetto dell'edificio di Via Alfieri) - per affermare che la Sicilia tutta, e la Città di Palermo in particolare, si riconoscono in lui.
E per dimostrare, altresì, che Libero Grassi ha difeso un principio di libertà e di dignità che sta al di sopra degli egoismi condominiali e dei cavilli burocratici.Per quanto riguarda la lotta contro la PIOVRA, pur riconoscendo che sono stati fatti grandi passi, l'FNS ritiene che il territoriio siciliano, - metro quadrato per metro quadrato, - sia ancora controllato dalla stessa Mafia.
Anche per colpa del "NODO" politico e giuridico che vede qui vigente un Corpo Legislativo del tutto o quasi disarticolato da quelle che sono le reali esigenze del Popolo Siciliano.
GIUSEPPE SCIANO'

Segretario FNS

"NO SEMU ITALIANOS NO AMUS A D'ESSER MAIS"


Stralci da testi di Antoni Simon Mossa

"Se noi non ci battessimo per il riscatto del Popolo Sardo, per la sua Indipendenza totale, per cosa ci dovremmo battere?

Quale bandiera dovremmo agitare?

O restare inerti in un mondo che cammina, ove le comunità nazionali etniche acquistano coscienza giorno per giorno? Forse che la causa del Popolo Basco non è giusta?

[…] È mai possibile che noi che siamo un Popolo schiavo, umiliato, sfruttato, perseguitato, disperato, dobbiamo continuare a schierarci a fianco dei dominatori?".

"Fare a meno dell'Italia diviene oggi per noi una necessità, in assoluto. Non vi sono altre strade da percorrere.

Noi vogliamo conquistare l'Indipendenza per integrarci non per separarci nel mondo moderno".

"Ottenere l'Indipendenza significa acquisire i poteri dello Stato, quindi promuovere ed ottenere riforme, disporre dell'avvenire del Popolo Sardo. L'Indipendenza significherebbe per i Sardi essere collettivamente padroni del loro destino in un mondo di liberi e di uguali, sottraendosi definitivamente alla tutela di una potenza coloniale".

"Che si sappia finalmente, e una volta per tutte, che il nostro obbiettivo è la liberazione della Sardegna […] e la redenzione sociale del Popolo Sardo e che la nostra lotta assumerà le forme e la durezza che i momenti storici a venire ci riserveranno".

“Forse che oggi la Sardegna non vive sola?

E aggiungiamo: che cosa ci ha dato lo Stato Italiano di più di quello che abbiano restituito, e con gli interessi?

Ma, ci domandiamo ancora: quale paese del mondo riesce a vivere da solo?

Forse che la Gran Bretagna e gli Stati Uniti non hanno bisogno dei mercati di tutto il mondo?

Forse che l’Italia, il paese che contemporaneamente ci amministra come un qualsiasi possedimento coloniale, potrebbe vivere senza la solidarietà di altri paesi? […]

L’Italia dandoci una autonomia fasulla, ci ha tolto la libertà dell’autogoverno.

Nonostante questo riusciamo a vivere.

Perché non dovremmo stare meglio se fossimo indipendenti?[…] Se avessimo invece lo Stato saremmo noi a dirigere la politica economica e la pianificazione, saremmo noi a fare le riforme sociali, a far cessare il regime coloniale.

La rivoluzione sociale non è dunque possibile senza la conquista dell’Indipendenza".

AUTODETERMINAZIONE:DALL'OSSEZIA DEL SUD ALLA SARDEGNA...

"La carta di San Francisco richiama il principio di autodeterminazione dei popoli e a Malu Entu si è trasferito il mio popolo, dando vita a una Repubblica indipendente. Del resto questi sono tempi che hanno permesso il riconoscimento dell'indipendenza di stati come il Quebec, la Groenlandia, la Lapponia e l'Ossezia. Questo è il momento in cui la Sardegna deve giocare le sue carte": Salvatore Meloni,l'indipendentista sardo presidente dell'autoproclamata isola-stato indipendente della Repubblica di Malu Entu,in Sardegna.

giovedì 28 agosto 2008

Quella primavera d'agosto insanguinata


Est Europa: Cecoslovacchia Agosto 1968.
I carri armati delle nazioni «amiche» del Patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia soffocando l’illusoria «primavera di Praga». Il sogno di costruire un «socialismo dal volto umano» si scontrava con la realtà del socialismo che non ha mai «volto umano».

East Europe: Czechoslovakia August 1968. The armoureds of the Warsaw Pact «friends» nations invaded Czechoslovakia crushing the illusory «Prague Spring». The dream to build a «socialism with the human face» collided with the reality of the socialism that never has «human face».
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Fonte: http://www.storialibera.it/

Il neo sindaco di Cosimo ha deliberato di ripristinare il vecchio nome dell'areoporto cancellando quello di Pio La Torre....

"U Piu è un problema, non basta che ogni giorno c'infanga e fa i nostri nomi davanti a tutti. Non gli è bastato farci saltare gli appalti, insultare i nostri amici, andare in giro a dire che siamo come il cancro, adesso presenta pure una legge per mandarci in galera e toglierci i piccioli"così si esprimeva nell'80 la cupola dei Riina, Provenzano, Calò, Greco, Santapaola, già allora latitanti intoccabili, riuniti a deliberare la morte dello ‘scassaminchia', così lo chiamavano.
“Riflettere oggi sulla figura di Pio La Torre , sull'impegno dell'uomo e del politico, serve a richiamare non solo il suo esempio, ma anche essenziali valori e principi costituzionali da riaffermare nella coscienza dei cittadini e in modo particolare delle giovani generazioni" così scriveva Napolitano alla famiglia di uno tra i più grandi uomini della storia del 900 [‘Pio La Torre una storia italiana' Bascietto/Camarca- Aliberti Editore], perciò è stato ammazzato ché questo è, prima o dopo, il destino di chi con la mafia non convive, ma vive per combatterla senza mollare mai, alla ricerca del più piccolo indizio metastatico che a lei, la neoplasia primaria, conduce. Pagò il suo 416bis con la vita, l'articolo che avrebbe potuto sconfiggere il cancro. La Torre e tutti gli uomini come lui morti ammazzati dovrebbero essere studiati fin dalle elementari se crediamo veramente che siano maestri di vita, ammazzati non in guerra ma in pace. Il neo sindaco di Cosimo invece ha deliberato di ripristinare il vecchio nome dell'areoporto cancellando quello di Pio La Torre.E ' naturale, anche per lui Pio la Torre è uno ‘scassaminchia'.
Nadia Redoglia -
Fonte:Megachip

FESTA DEI VENETI:5-6-7 Settembre.......


Repubblica di Malu Entu:protesta formale del presidente Meloni per i controlli delle forze dell'ordine


CABRAS. Via Lungomare numero 1, sede del governo della Repubblica di Mal di Ventre. Di certo non si tratta del numero 10 di Downing Street e sicuramente nella tendina-igloo blu e arancio non si rischia di trovare Gordon Brown. Eppure, via Lungomare è la residenza di un altro capo di stato, l'autoproclamato presidente della Repubblica di Malu Entu, l'indipendentista sardo Salvatore Meloni. L'autotrasportatore terralbese ha occupato gli 81 ettari dell'isola situata a quattro miglia dalle coste dell'Oristanese con l'intenzione di creare uno stato autonomo con la sua bandiera, le sue leggi, le sue acque territoriali e, ovviamente, il suo presidente. Lui. Non è uno scherzo e tanto meno una bravata, Salvatore Meloni ci crede davvero. Tanto da incaricare il legale Maria Vitalia Anedda di sostenere la tesi secondo la quale sarebbe possibile entrare in possesso dell'isola per usucapione.Alla faccia di Rex Miller, il signorotto inglese attuale proprietario dell'isola. Non solo. Meloni ha inviato il suo progetto di stato indipendente sia alle Nazioni Unite sia alla Presidenza del Consiglio della Repubblica Italiana. Poi ha comprato la tenda, l'ha caricata su un piccolo gommone arancione (prima imbarcazione della neonata Marina di Malu Entu) e ha preso possesso fisicamente della sua Repubblica nuova di zecca, portandosi appresso il futuro stato maggiore. Tutti alloggiati nella tenda-igloo. Ieri Salvatore Meloni ha atteso i giornalisti sotto un albero spelacchiato, seduto su una sedia di plastica, a capo di un tavolo da giardino in attesa di consumare la prima conferenza stampa sul suolo della nuova repubblica. All'appuntamento sono stati invitati molti giornalisti. Tutti stranieri, ovviamente. A Malu Entu il ministero dell'Informazione è ancora in fase embrionale e la carta stampata della nuova repubblica ancora non esiste. Peccato che un problema allo scafo non abbia permesso alla gran parte degli accreditati di raggiungere l'isola-stato. Si sarebbero trovati davanti uno scenario ambientale da sogno e un presidente impanato con il latte solare. Il sole picchia duro nella nuova repubblica.
«Questi sono i miei colori di guerra - ha esordito scherzando sulla scottatura solare, Meloni -. Stamattina ho ricevuto la visita della Digos e ho chiesto loro se fossero venuti per arrestarmi o multarmi. La risposta è stata un secco no. Non possono. Ho occupato pacificamente un territorio privato che ho proclamato Repubblica per suonare la sveglia a tutti i sardi».Gli «emissari del Governo italiano» non hanno chiesto i documenti, nè a lui nè agli altri indipendentisti accampati assieme con lui, e lui non ha chiesto loro i passaporti. Meloni non ha però gradito e ha già spedito una nota di protesta al primo ministro italiano Silvio Berlusconi.«Le presento formale protesta - ha scritto Meloni al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi - per gli atti intimidatori avvenuti il 26 agosto all'imbrunire, quando alla nostra Repubblica Malu Entu si è avvicinata una motovedetta della Guardia costiera che, con intento di farci impressione, ci girava intorno di fronte alla nostra residenza. Oggi 27 agosto alle ore 8,20 un elicottero della Polizia ha sorvolato in circolo sopra le nostre teste. Non permetteremo che avvengano questi atti intimidatori nei nostri confronti. Copia di questa protesta sarà inoltrata al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon».Impossibile arginare Salvatore Meloni, il nuovo capo di stato parla a raffica: «La carta di San Francisco richiama il principio di autodeterminazione dei popoli e a Malu Entu si è trasferito il mio popolo, dando vita a una Repubblica indipendente. Del resto questi sono tempi che hanno permesso il riconoscimento dell'indipendenza di stati come il Quebec, la Groenlandia, la Lapponia e l'Ossezia. Questo è il momento in cui la Sardegna deve giocare le sue carte».Da buon giocatore, Salvatore Meloni ha servito la prima mano. A qualcuno potrebbe sembrare un bluff ma, nonostante il fresco statuto repubblicano, il presidente Meloni è convinto di avere in pugno una scala reale. Meloni non ha intenzione di mollare: se la causa per la usucapione dell'isola non dovesse avere successo, è già pronto a lanciare una colletta per acquistarla dal suo attuale proprietario che da anni tenta di venderla a chiunque sia in grado di offrire una cifra a sei zeri.
(28 agosto 2008)
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Fa parte di un'antica consuetudine uccidere le persone due volte: prima fisicamente e poi nella memoria

Aeroporto di Comiso, cancellata l'intitolazione a Pio La Torre
"Scarso gradimento" per l'ex segretario del Pci ucciso dalla mafia
La giunta comunale di Comiso, in provincia di Ragusa, ha deciso di cambiare l'intitolazione dell'aeroporto. Pio La Torre lascerà il posto al generale dell'aeronautica Vincenzo Magliocco, caduto in Africa orientale nel 1936. "Come annunciato in campagna elettorale - ha dichiarato il sindaco di centrodestra Giuseppe Alfano - abbiamo ripristinato la denominazione dell'infrastruttura che ere stata intestata a Magliocco fin dalla sua costruzione avvenuta fra il 1937 e il 1939".
Il 30 aprile dello scorso anno lo scalo siciliano era stato intitolato a Pio La Torre, proprio in occasione del venticinquesimo anniversario del suo assassinio avvenuto a Palermo nel 1982 per mano della mafia. Nell'agguato perse la vita anche il collaboratore del segretario regionale del Pci, Rosario Di Salvo.
Il sindaco Alfano, eletto appena un mese fa, ha assicurato che "il provvedimento non vuole porre assolutamente in discussione la figura e gli straordinari meriti di Pio La Torre. Riteniamo tuttavia più giusto conservare una denominazione che fa parte da più di mezzo secolo della memoria collettiva della città".
"Vincenzo Magliocco - ha spiegato Alfano - fu anche docente di materie giuridiche all'Università di Palermo, prima di distinguersi nella guerra di Etiopia. E' quindi personaggio di grande rilievo di cui ci sembrava ingeneroso cancellare il ricordo. D'altra parte, come rileva un sondaggio effettuato a suo tempo sul sito web dell'amministrazione comunale, l'intitolazione a La Torre aveva riscontrato scarso gradimento fra i cittadini".
"Fa parte di un'antica consuetudine siciliana uccidere le persone due volte: prima fisicamente e poi nella memoria". Questo il commento dell'ex sindaco di Comiso, Pippo Digiacomo, oggi parlamentare regionale del Pd. Era stato lui ad intitolare lo scalo a Pio La Torre. "Vincenzo Magliocco - aggiunge Digiacomo - è il vecchio nome dell'aeroporto militare e non c'entra nulla con la nuova destinazione civile dello scalo. Inoltre, e non è una considerazione secondaria, anche su Comiso, oltre che su Sigonella, La Torre fece le sue grandi battaglie pacifiste".Da qualche settimana sembra che la battaglia politica in Sicilia si giochi sulle targhe delle vie e degli edifici pubblici..." .
Fonte:Rainews24

LA MINISTRA NORDISTA,E' DIVENTATA AVVOCATO ALL'UNIVERSITA' DI REGGIO CALABRIA!

Vi ricordate le dichiarazioni del ministro Mariastella Gelmini?
"Quelli del sud sono insegnanti di serie B"?
Ebbene, la bresciana Gelmini è diventata avvocato superando l'esame di stato a Reggio Calabria
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COMMENTI?

DALL'ISOLA DI MALDIVENTRE COMINCIA L'INDIPENDENZA NAZIONALE DELLA SARDEGNA?


By: Marista Urru [ 28 Agosto 2008 ]
L’isola appartiene al comune di Cabras (Oristano) è stata a lungo oggetto di contenzioso tra un Lord inglese, che intendeva sfruttarla turisticamente, e l’amministrazione comunale Fa parte di una area marina protetta per l’ interesse naturalistico e importanza ambientale, non vi sono costruzioni, solo un fanale automatico per supporto ai naviganti notturni
Per me è legata a ricordi della infanzia, alle gite in gozzo fino all’isolotto, a profumi di mirti e lentischi intrecciati a quello del mare, sino alla giornate indimenticabili trascorse fra le dune del vicino San Giovanni, alle meraviglie della spiaggia di Is Aruttas, che tempo fa amici mi hanno esser ormai un ricettacolo di immondizie e sacchetti di plastica, anche se spero che nel frattempo i sardi siano rinsaviti e la curino e rispettino come si deve.
Oggi quindi per me è una gran bella giornata leggo : “mal di ventre autonomo” e sono felice.
Non me ne voglia il nostro Mago, ( reset-italia) ma non posso essere d’accordo l’opinione di chi non condivide l’iniziativa, gli voglio un gran bene lo stesso, oggi più di sempre, visto che la notizia la ho letta da lui, e chi porta buone nuove va festeggiato , poi se è il nostro super mago delle Fiabe..di più
Leggo con soddisfazione la Fiaba più bella dell’anno: un indipendentista sardo, Salvatore Meloni del quale nella mia ignoranza , ignoravo l’esistenza, ha fatto quel che vado esortando ai sardi, che mi guardano come fossi una povera pazza: ” prendetevi la vostra indipendenza, ma dal basso, dalla gente comune, da chi a buon diritto può dirsi sardo, fuori completamente dai partiti, da tutti i partiti e da tutte le organizzazioni , fuori dall’appoggio dei poteri forti che lì picchiano duro sulla povera gente. Il continente non mi risulta che possa darvi per molto tempo ancora, niente di buono, ma in voi c’è la base del progresso futuro interrortto come capita , dall’abbraccio mortale di chi ( continente) all’epoca appariva più progredito e forse senza peccato,ma di fatto, ha sovrapposto usi, idee, istituzioni “diverse”, rimaste sostanzialmente estranee che quindi hanno soffocato i più deboli: la popolazione autoctona, la malapolitica nella isola ha fatto il resto”
I sardi son Italiani, ma sono Italiani particolari, come può un non sardo capirne l’animo? Come si può pretendere di snaturane l’essenza peculiare, la storia, la lingua, o meglio, le lingue di un popolo in nome della unione ad un continente che non mi sembra abbia dato loro molto, non è comprensibile.
Da tanto i sardi chiedono l’indipendenza, che vuol dire, resteranno Italiani? Io credo di si, ma potranno mantenere ed essere orgogliosi delle loro peculiarità, senza doverle ridurre a folklore da svendere ad un tanto al chilo il loro essere, la storia, i ricordi, le tradizioni
Io sono una mezza sarda, nata e vissuta a Roma, e vivo in me la particolarità di non essere vera sarda, ma di “sentire col cuore” la sardità, almeno così mi sembra, di capire certi atteggiamenti considerati bruschi, certe durezze che tutto sono tranne che durezze, certe disperazioni che affondano l’origine nella fatica del passato, nel dolore e nel rimpianto, tutti i sentimenti , i valori che il sardo porta con se dalla nascita, anche se non lo sa, anche se in un rigurgito di autoconservazione cerca di soffocare la sardità e di presentarsi come “continentale”. Nel contempo vedo dal continente come i sardi non possano che soffrire per come stanno andando le cose e mi sembrava di vederli ormai vinti, depredati anche dell’anima sarda, e questa è violenza, una autentica violenza fatta su una intera popolazione.
E quelli che hanno dovuto lasciare la propria terra per venire qui, dove tutto è estraneo in fondo, dai colori, agli odori, ai sapori, portano negli occhi una sofferenza mai espressa, che da giovane mi dava fastidio, mi sapeva di arroganza, di orgoglio “separatista”, mentre credo infine di aver capito che questo silenzio trova origine solo nella consapevolezza dolorosa che non si sarà ascoltati.
Forse ho scritto scemenze, forse ho sentito e visto male, ma sta di fatto che oggi è un bellissimo giorno: Salvatore Meloni è un ex trasportatore che si appella al principio della autodeterminazione dei popoli sancito dalla carta di San Francisco, un sardo che per le proprie idee si è già fatto 9 anni di carcere ed ora ha inviato il suo progetto all’ONU ed a Berlusconi. Vuole acquisire l’isola per usucapione, visto che da più di 20 anni insieme ad altri indipendentisti trascorre sulla isola gran parte delle sue giornate. Ora questa isola apparterrebbe ad una società turistica di Napoli, pensateci bene, arriva una società e si prende un pezzo della terra in cui sei nato, nella specie un isolotto. Poi a suo agio ci costruirà tutti i mostri che vorrà e che dalle foto per esempio della Maddalena intravedo, o che di persona ho potuto ammirare nelle campagne o sugli scogli dei più bei posti della Sardegna , dove esiste una maledizione: se vi abiti, non sei libero di spostare uno spillo, di fare una veranda contro il vento e vedi intorno te crescere orrori e schifezze architettoniche approvate, quindi loro si, legali.
Sono cambiate le cose ultimamente? Non credo. E non vedo che possa esistere una terra da vendere un tanto al chilo al primo che arriva per snaturarla facendone magari uno dei tanti assurdi alveari di case in stile simil –sardo, oscena paccottiglia architettonica che deturpa luoghi che dovrebbero restare incontaminati .
«Mal di Ventre rappresenta un simbolo di riappropriazione dei territori dei sardi, che ci sono stati arbitrariamente sottratti», ha spiegato il legale di Salvatore Meloni, comunicando un messaggio del suo assistito. Salvatore Meloni mercoledì prossimo, in una conferenza stampa, spiegherà le motivazioni della richiesta di indipendenza. Dal luglio del 1974, nell’isola di 81 ettari, gli indipendentisti come veri proprietari occupandosi sia della pulizia che della salvaguardia dell’area marina protetta, a nord dell’isola. «Esistono gli estremi per l’usucapione - ha sottolineato l’avvocato - poichè si tratta di un possesso continuato, pacifico e non interrotto per vent’anni». ( La nuova sardegna)
In attesa degli sviluppi Salvatore Meloni lavora in una cooperativa da lui fondata insieme a altri otto soci, tutti indipendentisti.
Si chiama «Patria Sarda».
Tratta vari settori merceologici, dai prodotti agricoli ai salumi, dai dolci ai liquori fino agli abiti ispirati al costume sardo.Bravo Salvatore Meloni, potessi lo abbraccerei, finalmente un Sardo come li conoscevo io,orgoglioso e fattivo, uno che ama la sua terra e servo di nessuno, né di un partito, né di un affarista. Io ci credo al suo progetto e credo che solo così grazie a Sardi veri, ai Sardi col cuore e l’anima, la Sardegna sarà salva e i Sardi tutti si spera potranno essere infine liberati da tante oppressioni che tutti tacciono, ma che richiedono solo un urlo :BASTA!!!
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CONFERENZA:"IL CIELO PIANGE SANGUE"

Ricevo e pubblico.....
Cari Amici,
sabato 6 settembre c.a. avrà luogo, presso l'Hotel Gemmellaro di Nicolosi (Ct), una conferenza pubblica con dibattito cui prenderà parte lo stigmatizzato Giorgio Bongiovanni.
L'evento, divenuto un appuntamento fisso da un paio di anni, ha per titolo "Il Cielo piange sangue",
impattante ed emotiva sintesi di uno straordinario fenomeno accaduto alcuni giorni fa.
Nel corso del convegno, che si apre come preludio ai "1260 giorni" nei quali lo stesso Giorgio ritiene
di dover svolgere la propria missione in Italia, in particolare nella nostra Sicilia, sua terra natìa, verranno
evidenziati ed analizzati i diversi aspetti che oggi prefigurano un quadro di grande instabilità e criticità del
nostro Pianeta e messi in relazione ai moltleplici "richiami" che sono giunti dal Cielo, e dallo Spazio, ed alle
proiezioni profetiche che costituiscono il corpus fondamentale dell'escatologia cristiana e non.
Saranno inoltre presentate da esperti le ultime novità inerenti la presenza ufo extraterrestre, filmati e documenti
inoppugnabili provenienti, nella quasi totalità, dalla fraterna collaborazione con Jaime Maussan.
Un omaggio alla memoria di Eugenio Siragusa, nel terzo anniversario della sua scomparsa, non potrà mancare.
Infine anche spazio ad una presentazione informativa e sensibilizzatrice delle mirate e concrete attività di
"Funima International" a favore dei bambini delle Ande e di quelli che vivono abbandonati nelle strade di Asunciòn.
Inizio alle ore 16,00. Ingresso libero.
Rosario Pavone
( Associazione culturale Giordano Bruno - Sicilia )



Ossezia del Sud,aperta un'inchiesta per genocidio

Foto: soldati georgiani sulla via per Tskhinvali, la capitale dell'Ossezia del Sud,prima dell'intervento russo
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Sarebbero 1.642 le persone uccise in Ossezia del Sud durante il recente conflitto militare con la Georgia. Lo sostiene-secondo quanto riporta l'agenzia di stampa russa Interfax-il procuratore generale sud-osseto Teimuraz Khugayev,che cita anche gli atti di un'inchiesta aperta contro la Giorgia con l'accusa di genocidio.
"Al 28 agosto, 1.692 persone sono rimaste uccise e 1.500 ferite come risultato dell'aggressione georgiana", ha affermato il magistrato. "3.500 persone - ha aggiunto - sono state riconosciute come vittime: ci sono persone che hanno perso i familiari e le case".
Orazio Vasta

..."për ta njohur të drejtën tonë për vetëvendosje, ashtu sikur kanë bërë me rastin e njohjes së Kosovës "

Dal sito www.radiokosovaelire.com
E enjte 28 gusht 2008
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Lajmet
Maksim Gundija: Kërkojmë të njihet Abhazia ashtu sikur u njoh Kosova
Jemi të gëzuar me këtë lajm.
Në Sukhumi është një festë e madhe. Njerëzit kanë dalur për të festuar në rrugë me flamuj në dorë. Ata janë të gëzuar e të ngazëllyer, ka deklaruar ministri i Jashtëm i Republikës së Abhazisë, z. Maksim Gundija për "PeaceReporter". Tani shpresojmë që tërë komuniteti ndërkombëtar do ta ndjekë shembullin e Rusisë për ta njohur të drejtën tonë për vetëvendosje, ashtu sikur kanë bërë me rastin e njohjes së Kosovës ka nënvizuar ministri Maksim Gundija, duke shtuar se Abhazia nuk dëshiron të mbetet pjesë e Rusisë, edhe pse e dimë se përkrahja e Moskës tani për tani është e domosdoshme. ( Nga korrespondeti i Radios-Kosova e lirë në Sicili, Orazio Vasta)
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Autodeterminazione aurunca

Ricevo da ondaurunca@libero.it e pubblico...
Comitato Costituente
"Lega Aurunca"
Piazza Annunziata, 20/A
04020 Itri (Latina)
Recapito tel. 3483838906

COMUNICATO N° 2 DEL 27.08.2008

LA LEGA AURUNCA E’ LEGA DI POPOLO
Appello alle forze vive della società aurunca per un’adesione convinta all’autodeterminazione aurunca.
La Lega Aurunca è voce e strumento nelle mani del Popolo Aurunco. Finora gli Aurunci hanno assistito muti e immobili alle devastazioni compiute ieri da popoli ostili e oggi da un iniquo sistema democratico. Mortificati da una amministrazione non partecipativa, soffocati nell’iniziativa privata da una oppressiva burocrazia di stampo ottocentesco, spossessati della gestione delle proprie risorse naturali, paesaggistiche, marine ed energetiche, stritolati dalle vicine aree metropolitane, considerati merce di scambio dalla politica locale gli Aurunci oggi sono solennemente chiamati alla lotta per la propria autodeterminazione. Nessun Aurunco può dirsi estraneo alle sorti del proprio popolo. Occorre il coraggio per rivendicare finalmente il pieno diritto degli Aurunci all’autodeterminazione nell’utilizzo del territorio e nella sua amministrazione, nell‘appassionata consapevolezza della nostra comune appartenenza storica e nella convinzione che i bisogni di un solo Aurunco e di una sola delle città aurunche sono i bisogni dell’intero popolo aurunco e in questa prospettiva vanno affrontati e risolti.
Il sacro fuoco in grado di alimentare i rintocchi della nuova ora sull’orologio della storia del popolo Aurunco è custodito nei cuori e nelle menti dei suoi uomini e delle sue donne di buona volontà.

Proprio a questi uomini e a queste donne esasperati dall’impossibilità di dialogare con le amministrazioni, disgustati da sperperi e abusi, soffocati da un atavico senso di oppressione e rassegnazione che ormai si sta impadronendo del nostro antico popolo, ma, nonostante ciò, pronti a cogliere da tempo il segnale della riscossa materiale e morale, a questi animi più fieri e nobili degli Aurunci si indirizza l’appello e la proposta della Lega Aurunca per contribuire ciascuno secondo le capacità personali in tutte le città aurunche a porre, con convinzione, quale tema centrale nel dibattito sul nostro futuro e su quello dei nostri figli la questione del progresso degli Aurunci.
Ai facili entusiasti diciamo che non sarà facile superare le resistenze che circondano la volontà degli Aurunci di prendere consapevolezza della propria identità, ma tanto più impervio sarà il nostro cammino tanto maggiore la soddisfazione di ognuno per aver fatto tutto, ma proprio tutto quello che era necessario fare al momento opportuno per il proprio popolo e la propria terra.
Il coraggio dell’idea, la forza per farla vivere, la determinazione per farla vincere, questo chiediamo alle forze vive della società aurunca.
Comitato Costituente
Lega Aurunca

APPELLO ALL'ONU PER L'INDIPENDENZA DELLA SARDEGNA


Il vento soffia. E forte. Così il «presidente» è costretto a urlare: «Solo? No, non sono solo. Eccolo, all'orizzonte c'è un motoscafo. Sono indipendentisti anche loro».
Parla da uno scoglio il «presidente»: «Ho di fronte delle rocce splendide, ritagliate dalle onde del mare.
È un incanto pensare che ci sono voluti centinaia di migliaia di anni per formarsi».
Poi la voce si alza ancora, ma stavolta è per la foga: «Come in una navicella spaziale, ognuno deve avere il proprio posto. E siccome mi sento un passeggero del pianeta terra, rivendico anch'io il posto che mi spetta».Il posto è l'isola di Mal di Ventre, sulla carta proprietà della società «Turistica Cabras», in mano a un inglese.
Ma per il «presidente» è «Malu Entu», in sardo, come quel «vento cattivo» che soffia di continuo. Poco più di otto chilometri quadrati (813.165 metri quadrati per la precisione), costa centro-occidentale della Sardegna, a metà strada fra Sassari e Cagliari. Disabitata, dicono.
Ma Salvatore Meloni è lì. D'altra parte è alla guida della «Repubblica».
Sì, perché questo sessantacinquenne col pallino dell'indipendenza è stato eletto «capo di stato» da un centinaio di militanti in lotta per l'autodeterminazione dei popoli.
E ha formato un governo: Felice Pani agli Esteri, Alessandra Meli alle Finanze, Paolo Peddis all’Agricoltura. «Lo avevo detto e l'ho fatto: il 4 maggio ho compiuto 65 anni. I miei coetanei sono andati in pensione e io - come promesso - ho ricominciato la mia battaglia per la libertà. Per riprendermi quest'isola, tanto per cominciare. Poi faremo gli altri passi, rivendicando l'indipendenza di tutta la Sardegna».Insomma, la battaglia del «presidente», ex autotrasportatore, una vita passata a Terralba (Oristano), comincia da questi scogli ma è approdata a New York. In una lettera inviata il 27 luglio «il presidente» chiede che «nello spirito della Carta di San Francisco» il governo di Malu Entu - «che ha deliberato in forma unilaterale l'indipendenza statuale» dell'isola, sia ammesso e difeso «da ogni atto ostile che avvenga contro il nostro popolo».
Poi l'indicazione dei limiti territoriali e infine delle caratteristiche della bandiera.
D’altra parte lui e gli altri indipendentisti si occupano dell’isolotto dal lontano 1974 e ora dicono: «Esistono gli estremi per l’usucapione».Doddore - questo il nome di battaglia - fa sul serio.
Lo dimostra il fatto che non è per nulla nuovo a iniziative del genere. La sua lotta gli è già costata una condanna a nove anni di carcere per «cospirazione contro lo Stato», la perdita di tutti i diritti politici e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Era il 1978.«Avevamo decretato l’indipendenza dell’isola e sottolineato che il Partito Sardo d’Azione, nel quale militavo, si prefiggeva l’indipendenza di tutta la Sardegna». Per questo ha pagato. «In carcere ho fatto uno sciopero della fame che mi ha provocato non pochi problemi di salute».Ma Doddore non demorde.
Stavolta vuole fare ancora di più. «Per questo mi sono rivolto all’Onu, perché si applichi il principio di autodeterminazione dei popoli. La Sardegna ha una civiltà millenaria, perché dovremmo stare sotto l’Italia?».
E ancora: «Dico agli italiani quello che il re degli Zulù disse agli inglesi: questa terra è di coloro che devono nascere. L’isola è nostra. Chi ce la può prendere?». Nessun astio, però, nei confronti del «continente»: «Siamo una repubblica pacifica, che vivrà di eolico, fotovoltaico. Per ora qui non c’è nulla, non c’è una casa, solo un faro. Pensiamo di cominciare costruendo case di legno».
Poi torna alle questioni politiche, il «presidente»: «Troppe le nazioni non riconosciute nel mondo. Siamo come gli indiani d’America, noi. Come il Quebec, la Groenlandia, l’Ossezia».
Si ferma un attimo, forse guarda lontano: «L’isola è piena di conigli, tartarughe, foche. Io da qui non mi muovo».

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Fonte :
www.ilgiornale.it

SCUOLA,COLONIALISMO E DINTORNI...

Riprendiamo dal blog www.laquestionesiciliana.blogspot.com e pubblichiamo...
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Verità o il solito antimeridionalismo nordico? Sconvolgenti dichiarazioni di alcuni politici nordici, in merito alla scuola meridionale"Nel Sud alcune scuole abbassano la qualità della scuola italiana.

In Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata organizzeremo corsi intensivi per gli insegnanti".
La risposta alle paroledi Bossi arriva dal ministro dell'Istruzione.
E' passato un mese da quando il leader del Carroccio, dal palco del congresso nazionale della Liga Veneta a Padova, gridò nel microfono che era l'ora di finirla di far "martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord".
A tre settimane dall'inizio delle lezioni, Mariastella Gelmini annuncia alla platea di Cortina d'Ampezzo che l'ha invitata ad un dibattito pubblico, la strategia per migliorare la scuola italiana: corsi ai prof del Sud; taglio di 85 mila insegnanti; riduzione degli sprechi.
"La scuola deve alzare la propria qualità abbassata dalle scuole del Sud", ha detto il ministro bresciano.

"Organizzeremo dei corsi intensivi per gli insegnanti del Meridione".
Sembra che un test elaborato da Ocse-Pisa - l'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione - vede la nostra scuola al 37esimo posto con un trend decrescente di anno in anno.
"E' una realtà - ha detto il ministro - a cui bisogna porre rimedio".
E il "rimedio", il ministro all'Istruzione lo pone con i corsi agli insegnanti del Sud e il taglio di 85 mila docenti tra il 2009 e il 2011.
Laura Incremona

La campagna "Ackatta Sixhilianu"!

Dal sito http://fasg-antudo.tk/
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La Sicilia è sempre più povera; le tasche dei siciliani,sempre più vuote. Una economia allo sbando, quella dello Stato Italiano, "capìata" dai "Padani", penalizza le aziende Siciliane che si ritrovano da anni, da quella annessione ai Piemontesi, a soccombere a quelle nordiche.Le elezioni sono sempre più vicine e le demagogie dei partiti di Roma si fanno sempre più pressanti; quante volte avrete sentito urlare: "Maggiori infrastrutture in Sicilia!; Più sicurezza!; Lotta alla mafia!" ?. Ed a dirlo spesso sono politicanti settentrionali con forti interessi a Milano, che nell’arretramento economico della Sicilia e del sud ci sguazzano come girini; o, ancora, politici "meridionali" dalla dubbia, anzi, dubbiosissima, integrità morale. Ebbene, mentre loro continuano a giocare sulla Sicilia, mentre se la spartiscono e la violentano a turno, in quel gioco che amano chiamare "Elezioni Politiche", noi, la "Juvintùti Nnipinnintista Sixhiliana" , continuiamo a combattere per il bene del Popolo Siciliano. Le aziende siciliane, quando i politicanti litigano su quanti seggi spartirsi…"democraticamente"…, boccheggiano per poter continuare a portare avanti la propria attività in questa jungla selvaggia chiamata "Italia". Le aziende settentrionali, più pubblicizzate, più famose, favorite da uno stato fautore della loro egemonia, continuano a campare sulle spalle dei Siciliani, spogliati della loro umanità ed identificati solo come "mercato interno". E noi Siciliani, sfruttati fino al midollo, costretti ad emigrare, a subire le violenze della mafia, cosa possiamo dire? Cosa,se non "Pìgghia lu vastùni e nèsci fòra li rènti",seguendo i versi di una nota canzone ?Per noi,il vàstuni, non può che essere la voce; ed usiamola, usiamola per denunciare i torti che subiamo da uno Stato invasore ed occupante, usiamola! Noi giovani indipendentisti del FASG non esitiamo a farlo; la usiamo per incitarvi ad acquistare sempre e solo Siciliano! Contribuiamo fattivamente alla Liberazione Nazionale, anche con un piccolo gesto come l’acquisto siciliano, perché questa può diventare vicina se i Siciliani sono con i Siciliani,per i Siciliani e "combattono" quotidianamente ed unanimemente per i Siciliani.
Nzìnu a la Nnipinnènza! Nzinu a la Libbirazziòni Nazziunàli!
Dilijanza â Cummunicazziòni Furastèra di FASG Juvintùti Nnipinnintista .
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Per contatti con il movimento politico "Fronte D'Azione Siciliano Giovanile: Fasgtrinacria@altervista.org


ECCO COM'E' STATA CREATA L'EMERGENZA RIFIUTI IN CAMPANIA!

Ricevo e pubblico
L'Opinione
di Loris Palmerini
Negli ultimi 2 mesi è emersa una nuova lettura della emergenza rifiuti in Campania.
A fare un riepilogo : la Campania è sostanzialmente autosufficiente per lo smaltimento dei rifiuti, anzi, potrebbe essere all’avanguardia in Europa e accogliere rifiuti da altre regioni.
Per esempio si sono scoperte discariche già pronte all’uso e mai usate, ma sono state tenute inattive proprio per CREARE l’emergenza rifiuti.
Anche il Governo non le ha utilizzate, anzi, ha creato discariche di EMERGENZA non conformi a legge.
Solo che lo ha fatto sopra le discariche della Camorra sulle quali la magistratura stava indagando e cominciava a incidere il bubbone.
Il Governo ha così sanato (con una discarica messa sopra) i crimini della Camorra.
Una inchiesta video di 2 mesi fa, silenziata, racconta tutto e cambia la percezione della realtà :
http://www.palmerini.net/blog/?p=268
Clicca !

VIOLENZE E PERSECUZIONI DELLE COMUNITA' CRISTIANE NEL MONDO

FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU -SICILIA INDIPINNENTI
FRONTE NAZIONALE SICILIANO - SICILIA INDIPENDENTE
COMUNICATO STAMPA F.N.S. - KOMUNIKATU STAMPA FN.S.
E' ORA DI DIRE BASTA ALLE VIOLENZE ED ALLE PERSECUZIONI DELLE COMUNITA' CRISTIANE NEL MONDO. LA LIBERTA' RELIGIOSA DEVE ESSERE GARANTITA DALL'ONU COME DIRITTO
FONDAMENTALE DELL'UOMO.
Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu esprimono la propria convinta solidarietà ai Cattolici dell'India, vittime delle persecuzioni e delle violenze organizzate, proprio in questi giorni, dall'INTEGRALISMO INDUISTA.
A parere dell'FNS, questa è la punta di quell'ICEBERG di INTOLLERANZA che si manifesta sempre più frequentemente e sempre con maggiore violenza nei vari Continenti. E soprattutto in quei Paesi - e sono troppi - nei quali imperversano varie forme di FANATISMO e di INTEGRALISMO da parte di gruppi religiosi, di forze politiche, nonchè di ETNIE che predicano la eliminazione, anche fisica, delle Comunità Cristiane, soprattutto di quelle Cattoliche, che talvolta sono presenti nei rispettivi territori da secoli, se non da millenni. E ciò a prescindere dai pretesti, in un modo o nell'altro, tirati in ballo. Il tutto avviene, - non di rado, - nel silenzio, pressocchè totale, della maggioranza dei mass-media e dei partiti politici. Anche in Sicilia ed in Italia. Persino negli ambienti "cattolici" ..... Ci sembra, questa, una prassi scandalosa, scorretta e controproducente.
* * * * * A parere dell'FNS, la libertà di Religione, nel rispetto dei principi fondamentali ed istituzionali dello Stato di volta in volta interessato, dovrebbe essere garantita dall'ONU e dai singoli accordi internazionali come diritto fondamentale dell'Uomo. Ci sembra, infatti, giunto il momento di tutelare la Religione Cristiana dagli attacchi sanguinosi dei vari integralismi. Lo affermiamo da "laici" e soprattutto da SICILIANI, consapevoli ed orgogliosi della propria IDENTITA', caratterizzata da un pluralismo multi-etnico, multi-religioso e multi-culturale.
* * * * * Sì, dunque, alla TOLLERANZA ed all'APERTURA verso le altre Religioni, ma senza trascurare le misure di sicurezza e, quando necessario, l'ipotesi della RECIPROCITA' di trattamento. O, quanto meno, la ipotesi dell'acquisizione preventiva di garanzie che escludano le violenze e le persecuzioni.
Riteniamo, infatti, che sia dovere di tutti evitare che la violenza ed il fanatismo possano pretendere diritto di cittadinanza nel Villaggio Globale del Terzo Millennio, che anela alla pace e all'amicizia fra i Popoli.
GIUSEPPE SCIANO'
Segretario FNS

L'ABKHAZIA? COME IL KOSOVO

“Siamo felici, è una grande notizia. Qui a Sukhumi c’è grande festa. La gente si è riversata per le strade con le bandiere, suonando i clacson delle auto e stappando bottiglie di champagne”: il viceministro degli Esteri della Repubblica di Abkhazia, Maxim Goundjia, racconta con queste parole a "PeaceReporter" la gioia del popolo abkahzo subito dopo il riconoscimento dell’indipendenza da parte di Mosca.
“Ora speriamo che tutta la comunità internazionale segua l’esempio della Russia riconoscendo il nostro diritto all’indipendenza dalla Georgia – continua Goundjia – come ha fatto con il Kosovo, che come noi è stato costretto all’indipendenza per poter sopravvivere, perché non aveva alternative. Per noi, la fine di ogni possibilità di pacifica convivenza con i georgiani è stata dimostrata dall’aggressione militare contro l’Ossezia del Sud...Noi abkhazi abbiamo lottato e sofferto troppo per rinunciare alla nostra indipendenza. Noi non vogliamo essere parte della Russia, anche se sappiamo che la loro protezione è ancora indispensabile perché Saakashvili proverà sicuramente ad attaccarci ancora. Per l’Ossezia del Sud è diverso: loro vogliono riunificarsi con i loro fratelli dell’Ossezia del Nord, che fa parte della Federazione russa… ".
Orazio Vasta


mercoledì 27 agosto 2008

KHALED HOSSEINI:"LA MIA VOCE PER CHI NON HA VOCE"

Intervista di Luciano Minerva
Ha un’aria tra incuriosita e guardinga Khaled Hosseini quando posa per le foto sotto il cartellone del film in uscita in Italia e concede le interviste sotto l’ala protettiva della produzione americana del film tratto dal suo libro, “Il cacciatore di aquiloni”. Sembra che davanti alle macchine fotografiche e alle telecamere metta una sua controfigura e lui stia lì a guardarsi dall’esterno, come non fosse ancora entrato nella parte dell’autore di successo. Poi, nel corso dell’intervista, quest’atteggiamento si scioglie e si spiega. È come fosse ancora stupito degli eventi della sua vita, di quel binario (è lui a usare questo termine) che da Parigi l’ha portato negli Stati uniti, poi a fare il medico e poi lo scrittore. Con quello che ne è seguito. Consapevole dell’unicità di questa vicenda, è diventato portavoce di chi la voce non ce l’ha, di quei milioni di profughi che la storia dell’Afghanistan (o la storia più vasta che ha al centro l’Afghanistan) ha lasciato senza casa e disperso.
Il suo secondo romanzo, “Mille splendidi soli”, anche più bello e toccante del primo, è nato dal viaggio nel suo Paese natale che Hosseini ha fatto dopo il successo inatteso del suo libro d’esordio. Le voci e le storie che ascolta, raccoglie e trasforma in racconto sono quelle che la cronaca ignora. E parlando con lui è come se anche queste affiorassero.
Lei ha lasciato l’Afghanistan da bambino, poi è diventato scrittore ed è tornato in Afghanistan.

Che effetto le ha fatto questo ritorno nel suo Paese?
Sono tornato in Afghanistan dopo 27 anni. L’ho lasciato a undici anni e sono tornato a trentotto. E mi sono sentito davvero come Amir che dice: “Mi sento un turista nel mio paese”. Anch’io ho provato questa sensazione. 27 anni sono un periodo molto lungo. In quegli anni l’Afghanistan è stato in guerra con i sovietici, ci sono stati gli anni terribili delle lotte tra mujaheddin, i Talebani, l’11 settembre, e così via, cambiamenti enormi, così quando sono tornato, da una parte mi sentivo come Amir nel libro e nel film, nel senso che tornando a casa riconoscevo i quartieri, la gente, la musica. C’è una scena in cui Amir dice “Questo luogo ha lo stesso odore che aveva un tempo”. D’altra parte i luoghi erano cambiati molto e io stesso ero cambiato tanto che sarebbe stupido fingere di essere ancora la persona di un tempo e di fare ancora parte di questo contesto. Mi sono sentito davvero un outsider quando sono tornato in Afghanistan, anche se allo stesso tempo sentivo che stavo tornando a casa. Dunque è stata una sorta di esperienza schizofrenica. Le persone che incontravo a Kabul non mi facevano sentire un estraneo, si sono aperte, hanno chiesto della mia vita, mi hanno accolto bene e non con antagonismo, come mi aspettavo. ma io non ho mai fatto finta di essere parte di questo contesto, perché in realtà non lo sono.
Il passato si aggrappa con gli artigli al presente. Sono 26 anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Il tema del rapporto col passato che è sempre presente nei suoi libri.

Che rapporto c’è tra passato e presente?
In effetti, sono affascinato dall’idea che qualcosa che fai oggi avrà ripercussioni profonde sulla persona che sarai e sulle persone che ti saranno intorno tra venti o trent’anni. È un po’ come lanciare il sasso nell’acqua e osservare i cerchi concentrici che si allargano. Nel Cacciatore di Aquiloni c’è quel momento nel vicolo in cui Amir deve fare una scelta e lui sceglie di scappare via. E per tutta la vita si chiede se con una scelta diversa, forse non solo la sua vita, ma anche la vita di Hassan si sarebbe svolta in modo diverso. Penso che una delle ragioni per cui questo tema mi affascina tanto sia perché parte della mia stessa vita sembra si sia svolta come il risultato di situazioni apparentemente del tutto casuali. Per capire la persona che sono oggi devo tornare indietro di trent’anni, e rivivere cosa è successo per esempio negli anni ‘70, quando mio padre fu trasferito a Parigi per tre anni. Lui faceva il diplomatico e pensavamo di stare lì solo tre anni per poi tornare a Kabul. Ma quando eravamo a Parigi i sovietici invasero l’Afghanistan e improvvisamente la violenza avvolse il paese e dunque noi non potevamo tornare. Così prima andai in Francia, poi negli Stati Uniti, e lìho studiato e sono diventato un medico, poi uno scrittore di romanzi, e adesso sono qui a farmi intervistare da lei. Ma mi chiedo, per esempio, cosa sarei stato se fossi stato a Kabul durante l’invasione sovietica? Probabilmente sarei stato reclutato nell’esercito afgano, avrebbero potuto mandarmi a combattere i mujaheddin, essere ucciso o uccidere qualcuno e la mia vita avrebbe avuto un corso completamente diverso. Sono affascinato da questa idea di come nella vita da un momento all’altro le cose possano cambiare completamente. I binari si incrociano, due treni si trovano a pochissima distanza l’uno dall’altro, ma basta poco perché uno giunga a Parigi e l’altro dalla parte opposta. Mi interessa analizzare il modo in cui gli eventi possano avere effetti a lungo termine.
“Voglio avere indietro la mia storia” dice uno dei suoi personaggi. Appare più volte il tema del rimpianto. Quanto è forte per lei questo tema?

Il rimpianto è il sentimento che prova il personaggio ma c’è qualcosa di più. Io penso che l’aspetto piùimportante sia che questi personaggi non sono perfetti. Sento un trasporto per i personaggi “imperfetti”. Amir, per esempio, è una persona tutt’altro che perfetta. Nonostante ciò, almeno è ciò che mi auguro, il lettore riesce a provare per lui comprensione, solidarietà. Anche se commette azioni riprovevoli, cose obiettivamente terribili, il lettore – credo – continua a provare comprensione per lui come essere umano, desidera che diventi una persona migliore. Penso che sia per la natura imperfetta del personaggio. Per esempio, il padre di Mariam in Mille splendidi soli, rimpiange il fatto di non aver abbracciato sua figlia. Questo perché è un uomo imperfetto. L’idea di personaggi perfetti, di persone senza difetti, non è molto interessante.
Per un attimo ho considerato l’idea di scrivere Il cacciatore di aquiloni dal punto di vista di Hassan, ma lui è talmente intriso di bontà, purezza, integrità, che a 35 anni è ancora esattamente la persona che era a 12. Dunque è una gran persona e probabilmente qualcuno che vorrei avere come amico, ma non ho ritenuto che potesse essere un buon personaggio come personaggio centrale di un romanzo. Per questa ragione ho scelto Amir, e quando questo personaggio commette degli errori e compie determinate azioni, la naturale conseguenza è che se ne pentirà crescendo e ripensandoci razionalmente. Bene, io credo che sia un sentimento umano e universale, credo che lei abbia molti rimpianti nella vita, come me del resto. Tutte le persone che conosciamo hanno fatto cose in passato per cui vorrebbero tanto tornare indietro e cambiarle. Questo fa parte del processo dell’invecchiare, fa parte del processo di vivere e in sostanza del nostro essere umani.
Penso che sia molto umano commettere errori e fare cose di cui poi si ha vergogna, cose di cui in seguito ci si pente. Credo che questo sia un altro aspetto in entrambi i libri che coinvolge il lettore perché il lettore molto probabilmente ha vissuto un’esperienza molto simile e quando ritrova questi aspetti nei miei personaggi, li capisce e ci si immedesima.
“ Se fossi stato il regista di un film indiano sarei uscito correndo a piedi nudi, ma non ero in un film indiano.”

È un pensiero di Amir, ma è una delle tracce che il cinema ha nella sua narrativa. Adesso come vive il fatto che un suo libro sia diventato un film?
Ho una lunga storia d’amore col cinema. Sono cresciuto col cinema quanto con i libri. Fin da piccolo ho visto ogni genere di film Perciò quando da Hollywood mi hanno detto che volevano ricavare un film dal Cacciatore di aquiloni la mia reazione iniziale non è stata di sospetto: “Oh, mi rovinano il romanzo. Semmai non vedevo l’ora di sapere che idee avevano, cosa avrebbero fatto. Il mio approccio alla versione cinematografica è stato diverso da quello della maggior parte degli scrittori, che di solito sono molto protettivi detestano che ci siano cambiamenti nelle loro storie. Ho sempre saputo che il cinema è per sua natura un medium diverso dai libri. So che parti su cui hai lavorato a fondo e amato nella scrittura del libro non saranno nel film ma sapevo anche che il potere delle immagini dei film non può essere a sua volta tradotto in parole. È uno scambio. La mia reazione quando ho visto il film è stata di orgoglio È un film sul mio paese, sulla mia gente, ci sono attori afgani sullo schermo, si usa la lingua dari, musica afgana, Per me e la mia comunità è un momento di spartiacque culturale, non è mai accaduto prima. Poi quando ho visto il film volevo vedere i miei personaggi nel film, volevo riconoscerli. Sapevo che certe cose sarebbero state diverse, ma lo spirito, il viaggio emotivo del romanzo, le emozioni intense volevo fossero conservate e il regista Marc Forster ha fatto un ottimo lavoro e lo stesso film è una bella esperienza emotiva.
Pensa che si riuscirà a vederlo in qualche modo in Afghanistan? Purtroppo il film non sarà distribuito in Afghanistan perché il film e il libro trattano temi che sono seri, rilevanti, importanti, e reali ma che sono ancora argomenti tabù nella società afgana oggi. Non sono sorpreso ma mi dispiace Probabilmente la gente li vedrà in copie pirata di Dvd. Penso che il film avrà lo stesso tipo di reazioni che ha avuto il libro, cioè molti lo ameranno perché riconosceranno i loro problemi, la ,oro cultura le loro tragedie. Ma con il film non sarà lo stesso, non perché le cose che si vedono non sono reali, ma perché sentono che non se ne può parlare. la prospettiva del libro e del film è di affrontare temi di cui non è facile parlare, sono cose che ci dividono, spero che prima o poi ci sia una specie di “prima” del Cacciatore di aquiloni in una sala cinematografica anche in Afghanistan, ma non è una cosa di oggi.
La battaglia degli aquiloni è raccontata molto bene nel film oltre che nel libro. Che rapporto c’è tra il rito della “battaglia degli aquiloni” e il clima che si vive oggi in Afghanistan.Penso si tratti di una gara esattamente come è una gara il football. Si potrebbe sostenere che lo stesso football è una specie di guerra. Ogni forma di competizione può sfociare in una battaglia. Nella tradizione afgana era una sorta di rito di passaggio, una fase nella crescita di un ragazzo in Afghanistan. Un’immagine indelebile della mia infanzia, un’immagine centrale nei miei ricordi dell’Afghanistan sono proprio gli aquiloni, che hanno plasmato i miei giorni, insieme ai miei fratelli, i miei cugini, ciò che facevamo nelle gare in inverno. Non erano solo gli aquiloni, non era solo la gara, ma il senso di cameratismo, l’essere uniti nel gioco. È stato davvero qualcosa di molto speciale. Ma la battaglia degli aquiloni è una tradizione antica, un gioco che si è fatto per tanto tempo e gli Afgani sono dotati di spirito competitivo. Amano il football, amano le battaglie di aquiloni, la boxe, il wrestling. C’è questa tradizione di essere soldati, una sorta di spirito tribale che li spinge a essere competitivi e tenaci. Fa parte del DNA afgano. Io penso che le battaglie di aquiloni riflettano questo spirito.
Sia nel libro che nel film ci sono tracce di sangue in più occasioni. Le tracce di sangue dopo la violenza su Hassan, delle teste di agnello e così via. Ha un qualche significato o è casuale? Non posso dire che le tracce di sangue abbiano un particolare significato. Talvolta c’è un’immagine e si lascia che parli da sola e che le persone si facciano un’idea per conto proprio, che ci sia o no un evidente messaggio da comunicare. Ma è vero che nel film Marc ha introdotto diverse sequenze di sacrifici, le teste di agnello, eccetera… Quello che Hassan fa nel vicolo è sacrificare se stesso. L’idea è quella di sacrificare se stesso per salvare qualcun altro e questo è essenzialmente ciò che accade in quel vicolo. Dunque ci sono delle immagini che hanno a che fare con questo tema, con questa simbologia, ma probabilmente non sono così acuto come lei mi descrive. Ci sono delle cose che possono sembrare intenzionali, ma in realtà molte non lo sono.
Lei è tornato in Afghanistan e ha raccolto molte storie di donne per il suo secondo libro “Mille splendidi soli”. Come è stato possibile arrivare a queste donne e farsi raccontare queste cose così profonde e intime? Le storie che mi sono portato dietro dall’Afghanistan su quello che avevano vissuto le donne penso e spero mi abbiano aiutato a creare un ambiente autentico, credibile e convincente, coerente con ciò che stava accadendo da un punto di vista storico in Afghanistan. Ma in realtà raccontare i personaggi femminili ha significato per me mettermi al loro posto. E mi ci è voluto molto tempo perché sono stato ossessionato per un anno dall’idea di scrivere questo romanzo. Non facevo che pensare al fatto che dovevo mettermi nei panni di queste donne. Dovevo riuscire a immedesimarmi nelle loro vite. Dovevo sentire esattamente cosa significa essere una donna in Afghanistan e dovevo stare dentro di loro e stare nella loro pelle per sapere esattamente come ci si sente. Perché solo così potevo scriverlo. E più facevo tentativi, più mi preoccupavo del fatto che la mia scrittura non suonasse convincente, non autentica, più la scrittura era impacciata. Sono arrivato a un punto in cui mi sembrava veramente inadeguata. Alla fine però sono sempre giunto a soluzioni semplici, anche se molto difficili da trovare. Quando trovi la soluzione dici, ah certo, era così semplice! Per me credo il momento critico, lo spartiacque, è stato quando ho deciso di liberarmi da questa ossessione e di considerare i personaggi semplicemente come delle persone e non come le “donne afgane”. Il che ha significato comprendere di cosa hanno paura, cosa vogliono nella vita, quali sono i loro sogni, le loro speranze, quali le delusioni, le frustrazioni, perché loro sono prima di tutto persone e mi sono reso conto che se capivo il loro cuore, la loro essenza, chi sono veramente come persone, solo allora sarebbero apparse convincenti.
Una volta entrato in sintonia con queste persone , una volta comprese le loro motivazioni, non necessariamente come donne ma come persone, tutto è diventato più semplice e improvvisamente quando ho riletto le pagine non ho più sentito la mia voce venir fuori dalla bocca di queste donne, ma improvvisamente ho sentito che parlavano con la loro voce ed erano diventate indipendenti da me e quello è stato il momento in cui per me il manoscritto è veramente cambiato.
Lei parla degli orfanotrofi in entrambi i libri e ha vissuto l’esperienza dei campi profughi. Che cosa le ha lasciato e come l’ha cambiata questa esperienza?

È qualcosa che ti cambia la vita perché una cosa è leggere di queste cose sui giornali, per esempio che otto milioni di afgani sono stati costretti a vivere all’estero da rigufiai durante la guerra e che così tante persone hanno perso la casa. Una cosa è leggerlo o vederlo al telegiornale, un’altra cosa è andare lì, andare a trovare queste persone, stringere loro la mano, sedersi accanto a loro e ascoltare le loro storie, sentirle raccontare in prima persona. È un’esperienza davvero toccante. Quando sono stato in Afghanistan e ho incontrato i profughi afgani e ho visto persone che erano tornate ma non avevano una casa, non avevano assistenza sanitaria, nessun lavoro, non avevano scuole, e vivevano in assoluta povertà, una delle cose di cui mi sono reso conto e che più mi ha colpito è che queste persone non hanno voce.
Chi parla per questi profughi afgani?
Non voglio dire che quella voce possa essere la mia, in alcun modo, ma mi aiutato a dare una direzione alla mia vita e ho potuto apprezzare l’opportunità che mi era stata data con il fatto che i miei romanzi sono letti da tante persone in tutto il mondo, per cui bene o male molti mi associano all’Afghanistan. Dunque io ho l’opportunità di usare la possibilità di accedere ai media per dare voce a queste persone che non hanno voce. Così in un certo senso presto loro la mia voce. Ci sono milioni di persone in Afghanistan che hanno bisogno di aiuto, che vivono in un paese il cui governo non fornisce neanche i servizi essenziali. Questo mi ha aiutato a formare la mia stessa identità, mi ha dato una direzione, un obiettivo. Per questo mi auguro di continuare a lavorare come portavoce, come difensore dei profughi di tutto il mondo, ma in particolare per i profughi afgani.
In “Mille splendidi soli” parla di un gioco che la piccola Mariam fa con dei sassolini per rappresentare la sua condizione di “bastarda”. Ce ne può parlare?

Entrambi i libri possono essere riassunti come storie di persone salvate dal senso di appartenenza e dall’amore. C’è una terribile solitudine nella vita di Mariam, che vive in una capanna con sua madre, a cui lei sente di non appartenere.
Lei fa questo gioco, usando un ciottolo per ogni fratellastro e sorellastra, che sono i figli legittimi di suo padre, socialmente accettati. Mette tutti i sassolini da una parte e ce n’è uno isolato che sarebbe lei. In effetti lei vive fisicamente lontana da tutti gli altri e si sente emotivamente isolata e estraniata. La cosa interessante per me è stato raccontare la storia di questa persona così sola, il suo semplice bisogno di appartenere a qualcuno, di trovare amicizia, di contare qualcosa nella vita di qualcuno, e fare in modo che i suoi sogni semplici fossero il motore di tutto il romanzo, fino alla fine quando lei può guardarsi indietro e dirsi “anche se sembravo essere una persona irrilevante, alla fine ho fatto qualcosa, ho contato qualcosa per qualcuno”.

Scrivere quei passi mi ha davvero commosso.
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Fonte:Rainews24